Léon Gurekian

Architetto
Costantinopoli 26 aprile 1871 - Asolo 2 settembre 1950




Elenco dei suoi progetti

La famiglia è originaria e risiede a Trebisonda e si occupa di rapporti commerciali tra il Medio oriente e l'Europa - specialmente Marsiglia.

Figlio di Hovhannés Gurekian e Prapion Yéremian, nasce a Costantinopoli il 26.04.1871.
Studia preso la scuola dei Padri Mechitaristi a Trebisonda prima ed al Collegio Armeno di Venezia poi dove completa gli studi nel 1888.
Si iscrive al R.Istituto di Belle Arti di Roma e nel 1895 ottiene la licenza di Professore di disegno Architettonico.
Sempre nel 1895 si laurea in architettura alla R.Scuola di Applicazione per gli ingegneri in Roma.

Nel 1896 è in Bulgaria e la sua laurea viene riconosciuta dal Governo Bulgaro. Vi progetta vari edifici e vince il concorso per il teatro dell'opera di Varna che successivamente verrà realizzato con lievi modifiche.

Pubblicazione L&eacuteonRitornato a Costantinopoli nel 1899, progetta ed esegue una notevole mole di edifici a Costantinopoli e nelle isole di Prinkipo.
Ha certamente avuto contatti con i successori degli architetti Balian, giacché nell'archivio di famiglia sono conservati numerosi disegni originali dei principali progetti di questa famiglia (disegni in parte pubblicati cfr: Pars Tuglaci, The role of the Balian family in Ottoman architecture, YCK, Istanbul 1990; Diana Barillari, Istanbul 1900, Firenze 1996, Octavo, Franco Cantini Editore).
Nel frattempo svolge una intensa attività politica, sotto pseudonimo, sui giornali armeni.
Nel 1901, a Costantinopoli, sposa Mariamik Azarian. Nel 1902 nasce il loro unico figlio Ohannés.
Il 7 settembre 1907, in maniera improvvisa e senza una apparente spiegazione si trasferisce in Italia, a Roma.
Nel 1908 ottiene dal Regio Istituto di Belle Arti di Roma il Diploma di Professore di Disegno Architettonico, in base al Corso speciale di Architettura nell'anno 1895.

Nel 1911 progetta e costruisce il Padiglione Ottomano alla Esposizione Internazionale di Torino. Questa è l'unica opera progettata in Italia, salvo una cappella funeraria di un suo amico a Trieste e la sua abitazione - "Villa Ararat" - ad Asolo (Treviso).


Nel settembre del 1911 è nominato rappresentante del Governo Ottomano al Congresso Internazionale degli Architetti a Roma ma essendo scoppiata la guerra tra Italia e Governo Ottomano, vi partecipa a titolo personale quale membro della Associazione degli Architetti.

Caporetto
In questi anni e sempre più nei successivi frequenta Asolo, dove c'è la residenza estiva del Collegio Armeno di Venezia.

Nel 1912 inizia un lungo lavoro di rilievo di monumenti bizantini e romanici, a Ravenna, ad Acquileia, in Istria, in Dalmazia e fondamentalmente in Brianza finalizzata allo studio dell'influenza dell'Architettura armena su quella Romanica. Fondamentalmente in contrapposizione alle tesi del Rivoira.

Dal 1914-18 il primo conflitto mondiale lo costringe a soggiornare ad Asolo dove si mantiene facendo il fotografo.
Nel 1919 è a Parigi dove pubblica una analisi politica del primo conflitto sotto forma di allegoria "Le Responsable" ed opera attivamente a livello politico per la costituzione della Repubblica Armena Indipendente.

Nel 1922 resosi amaramente conto della impossibilità di ritornare in quella che avrebbe dovuto essere la Repubblica Armena Indipendente, visto il fallimento di quanto sancito dal Trattato di Versailles, decide di stabilirsi ad Asolo e vi costruisce la sua abitazione.
Da quel momento, abbandona totalmente la architettura. Pubblica fino al 1948 una serie di scritti sia politici che di studi filologici, fondamentalmente in lingua armena.
Gruppo dell'Agner - Acquerello - Leon Gurekan 1925
Nel 1921 inzia ad andare in villeggiatura, e lo farà per diversi anni, a Frassené, nella provincia di Belluno, perché l'ambiente gli ricordava quello lontano di Toz, presso Trebisonda, dove la sua famiglia aveva una residenza estiva.

Alla fine del secondo conflitto mondiale una Delegazione della Repubblica Sovietica Armena viene ad Asolo per chiedere se è disposto a trasferirsi in Armenia. Léon già ammalato, non accetta, ma ricordava sempre: "alle mie spalle c'era sempre la fotografia del Generale Antranik".